Se vi capita di guidare l'automobile con
seduta al posto del passeggero una perfetta riproduzione
di un pastore neolitico, propriamente acconciato e abbigliato,
probabilmente siete un archeologo sperimentale e state
consegnando i risultati del vostro ultimo lavoro a un
museo. L'archeologia sperimentale ha appena una trentina
di anni di storia in Italia, ma in altri Paesi è
diffusa da tempo. Il suo scopo è riprodurre i
manufatti usati nell'antichità, per comprendere
come erano stati confezionati e anche a cosa servivano
esattamente. Ricostruire un manufatto può essere
molto laborioso, e stimolante: se è fatto di
metallo ad esempio bisogna riprodurre esattamente i
forni e le tecniche metallurgiche del passato, mentre
se si tratta di cibo, ad esempio pane, bisogna allestire
tutti gli strumenti che consentono di passare dal chicco
al prodotto finito. Parliamo di archeologia sperimentale
con Renato Fasolo, uno degli artefici delle ricostruzioni
che hanno riguardato la celebre mummia dei ghiacci Oetzi.