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A cura di Maurizio Melis
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Ci sono polli che meritano di essere citati nella storia
della medicina. Sono i polli di Paracelso, che nella prima
metà del '500 aveva mescolato alcol e acido solforico
ottenendo "acqua bianca": etere, diremmo oggi.
Alcuni polli ne bevvero un po' e caddero profondamente addormentati.
Paracelso assistette alla scena e ne rimase impressionato,
e annotò di farne uso nel trattamento delle malattie
dolorose. Ma poi, Paracelso si fermò. Non proseguì
con esperimenti e la sua raccomandazione rimase lettera
morta per tre secoli.
Per quanto possa apparire sorprendente, la chirurgia si
pratica regolarmente fin dall'antichità: i romani
asportavano gozzi, praticavano amputazioni e così
via. Non altrettanto invece può dirsi dell'anestesia:
apparsa solo alla metà del 1.800; in un'occasione
a dir poco singolare.
Nel 1830, i ragazzi negli Stati Uniti erano avvezzi a riunirsi
in party all'etere. Il quale conferiva alle riunioni - per
citare un'espressione dell'epoca - una certa "gaia
ebbrezza"
Per puro caso, nella cittadina di Jefferson, il luogo prescelto
per questi ritrovi era la casa del giovane medico Dr. Crawford
Long. Long, constatato il potere anestetico dell'etere,
ne sperimentò l'uso asportando prima due piccoli
tumori a un primo paziente, e poi amputando due dita a un
secondo. Era il 1842, e fu un duplice successo. Tuttavia,
a questo punto, per la cittadina iniziarono a circolare
calunnie, critiche, mormorii
Long si fermò,
e le sue ricerche furono dimenticate.
L'anestesia incontrò spesso di questi problemi.
Per lungo tempo l'attività dell'erborista e del chimico
rimasero associate nell'immaginario collettivo alla stregoneria
e alle pratiche diaboliche. Se qualcuno, pochi secoli prima,
avesse proposto di anestetizzare un uomo o una donna per
poi operarli, sarebbe probabilmente finito sul rogo (a maggior
ragione se l'intervento fosse riuscito). E' evidente che
questo clima ostile deve aver contribuito al ritardo con
cui si affermò questa pratica.
Ma a metà '800 la pentola era in ebollizione ormai.
Le scoperte della chimica iniziavano a dare i loro frutti
e varie sostanze venivano sperimentate. Negli anni '20 in
Europa era stato scoperto il protossido di azoto, un gas
calmante e esilarante, e se ne era provato l'uso in chirurgia
su animali negli anni '30. In seguito, nel '44, il dentista
americano Horace Wells si era tolto un dente senza provare
il minimo dolore. Incredibilmente però i due successi
non destarono l'attenzione dei colleghi.
Si dovette attendere il 1846, quando William Morton, allievo
di Wells, concepì e costruì un macchinario
per anestesia e riuscì a convincere un noto chirurgo
del Massachusettes, tale John Warren Jackson, ad usarlo.
Jackson eseguì due interventi con successo e l'anestesia,
improvvisamente, prese quota. Arrivò anche il cloroformio
e con esso, solo un anno dopo, nel 1847, fu eseguito il
primo parto indolore: la punizione di Eva era eliminata,
con grande biasimo dei benpensanti.
Il biasimo durò poco però - e per fortuna
- perché solo 5 anni dopo, nel 1852, la regina Vittoria,
capo della chiesa Anglicana, chiese per sé il parto
indolore: taboo sdoganato e nascita dell'espressione "il
parto della regina" a indicare il parto indolore.
Sul piano umano, la storia di questi pionieri dell'anestesia,
non si rivelò altrettanto brillante. Ognuno si attribuì
il merito esclusivo dell'anestesia e tutti e tre finirono
tragicamente. Morton perse la sua fortuna e finì
i suoi giorni abbruttito dall'etere, Jackon impazzì
e Wells si suicidò
con il cloroformio.
Ma nonostante il finale tragico, assieme alla scoperta dell'asepsi,
l'anestesia rimane una della pietre miliari della medicina
moderna. La tecnica chirurgica infatti ha bisogno di pazienti
che rimangono immobili, e non che si contorcono urlando
per il dolore tenuti fermi da quattro energumeni. La scoperta
dell'anestesia non servì perciò soltanto a
mitigare la brutalità della pratica chirurgica, che
infliggeva ai pazienti, durante gli interventi, sofferenze
atroci; ma traghettò la chirurgia verso l'era moderna.
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