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a cura di Maurizio Melis
C'è un'equazione che, spesso e un po' pregiudizialmente,
si mette in atto pensando al risparmio energetico. Secondo
questa equazione risparmiare energia costa molto: l'investimento
è cioè tanto più alto quanto più
vogliamo risparmiare. E' sul lungo periodo che, grazie
ai risparmi in bolletta, puntiamo a recuperarlo.
Un buon esempio potrebbe essere: faccio il "cappotto"
alla casa e ne recupero il costo un po' alla volta,
grazie al minor consumo di gas. Magari mi ci vogliono
dieci anni. E allora mi domando se convenga oppure no;
se il cappotto o i pannelli solari o la pompa geotermica
siano, in effetti, un buon investimento.
Sgombriamo subito il campo da un possibile equivoco:
sì, investire in risparmio energetico è
un buon investimento (spesso si mettono erroneamente
a confronto questo genere di investimenti con gli investimenti
finanziari, dimenticando che i secondi sono rischiosi
mentre i primi non lo sono: per esempio non c'è
investimento sicuro che renda quanto i pannelli fotovoltaici
grazie al "conto energia", BOT inclusi) ma
ciò che sorprenderà molti è che
il risparmio energetico può essere un affare
immediato. Può cioè costare meno realizzare
una casa, una macchina, o un impianto industriale a
basso consumo, di quanto costino una casa, una macchina
o un impianto industriale che risparmiano poca o punto
energia. Come? Spingendo la trasformazione ecologica
fino in fondo.
Amory Lovins è uno dei più influenti
pensatori e propugnatori della rivoluzione verde. Ha
scritto un libro, oltre dieci anni fa, che ha segnato
una tappa fondamentale nella riflessione sul rapporto
tra economia ed ambiente: si intitola "Capitalismo
Naturale". Oggi Lovins dirige il Rocky Mountain
Istitute, che svolge consulenze per industrie e governi
insegnando loro come abbattere i consumi energetici
risparmiando, se possibile, anche sugli investimenti.
Lo abbiamo incontrato di recente a un convegno a Milano,
ospite della FAST e del Kyoto Cub, e ci siamo fatti
spiegare da lui come ciò sia possibile.
Dunque Lovins, se dovessi riassumere con uno slogan
il senso del suo intervento, direi "meno spendi
e più risparmi". Parliamo di energia, evidentemente.
Lei ha fatto diversi esempi, quello della casa, anzitutto
In Europa Centrale ci sono già più di
10.000 case che non richiedono sistema di riscaldamento
ma costano come edifici normali. In effetti, grazie
a un approccio progettuale fortemente innovativo, abbiamo
case che nell'intervallo di temperature da -44 a +46
C° rimangono confortevoli senza bisogno ne di riscaldamento
ne di condizionamento estivo. E tuttavia costano quanto
normali edifici, se non meno.
Questi risultati si ottengono grazie a una coibentazione
molto spessa e a speciali finestre, che isolano l'equivalente
di 19 strati di vetro.
Ci sono approcci che consentono di realizzare edifici
che consumano 10 volte meno energia degli edifici normali,
il cui costo di costruzione è però più
basso. Per lo più, ciò è possibile
grazie all'eliminazione di impianti, di parti elettriche
e meccaniche divenute superflue, o quantomeno grazie
alla possibilità di utilizzarne di più
piccole e semplici.
Nell'industria abbiamo riprogettato impianti per 30
miliardi di dollari in 29 diversi settori, per accrescerne
radicalmente l'efficienza energetica. Facendo il rapporto
con i vecchi impianti, si è ottenuto un risparmio
dal 30 al 60%. L'investimento si è così
ripagato in due o tre anni. Ma se parliamo di nuovi
impianti, allora si può risparmiare dal 40 al
90%, e l'investimento per realizzarli, tipicamente,
è inferiore a quello degli impianti tradizionali.
Le teorie economiche tendono ad assumere che costruire
una casa o un impianto industriale efficiente costa
di più, ma in pratica, se lo si progetta bene,
costa di meno e garantisce un risparmio anche in seguito.
Inoltre ci sono altri benefici collaterali: per esempio
una casa più efficiente è anche più
confortevole, i cibo si conserva meglio in un frigo
+ efficiente, e con una buona illuminazione naturale
ci si vede meglio. Così in una scuola efficiente
si ha un 20% di apprendimento in più, nei negozi
un 40% di vendite in più e negli uffici il 66%
di produttività in più. Questi benefici
collaterali sono spesso più significativi dello
stesso risparmio energetico.
Insomma, mi pare che venga fuori un concetto molto
interessante, e cioè che risparmiare poca energia
costa più che risparmiarne molta. C'è
un semplice grafico, che ha mostrato durante l'intervento,
che spiega molto bene questo meccanismo. Ce lo spiega?
Le teorie economiche tradizionalmente assumono che
per ogni unità di energia in più che si
vuole risparmiare, il costo aumenta esponenzialmente.
Ebbene, questo è vero per alcuni componenti come
l'isolamento, ma è vero solo in parte per molti
componenti come motori, pompe, frigoriferi e televisori.
Ed è certamente falso se parliamo di più
tecnologie combinate tra loro. Per esempio io vivo sulle
Montagne Rocciose in un posto dove d'inverno ci sono
44 gradi sotto zero, eppure in casa coltivo banane e
non ho una caldaia. Perché non ho una caldaia?
Perché non ne ho bisogno. La casa è fortemente
isolata; le superwindow e gli aeratori che scambiano
calore con l'aria esterna mi hanno permesso di non installare
un impianto di riscaldamento, risparmiando di fatto
un capitale maggiore di quello investito nell'isolamento
e nell'efficienza.
E' vero che c'è una curva di costo sempre più
ripida quanto più si intende risparmiare energia,
ma quello che gli economisti non dicono è che
oltre una certa soglia critica questa linea crolla,
perché non ho più bisogno di caldaia,
tubi, pompe e ventole, interruttori, termostati e centraline
elettriche. Così il costo dell'edificio finisce
per cadere al di sotto della cifra che avrei speso per
fare un edificio inefficiente. Il risultato è
che per risparmiare il 99% di energia ho speso meno
di quanto avrei speso per risparmiare poco o niente.
Quindi dobbiamo imparare a chiederci: c'è un
modo, un criterio progettuale grazie al quale supero
questa soglia critica oltre cui l'efficienza costa meno
dell'inefficienza? La risposta, generalmente è
sì.
Insomma il punto è guardare al sistema anziché
al singolo oggetto. Passare da una progettazione per
aree tematiche (dove ognuno fa il suo) a una progettazione
integrata. Lei ha fatto l'esempio del cuoco: non basta
che gli ingredienti siano buoni, bisogna anche cucinarli
con sapienza.
Esattamente. Abbiamo parlato di casa: facciamo il caso
dell'industria. Possiamo fare enormi risparmi nella
maggior parte dei nostri impianti industriali. Non tanto
perché gli apparati siano mal progettati ma piuttosto
perché non sono intergrati appropriatamente.
Si trovano facilmente impianti in cui da una parte si
smaltisce calore e da un'altra lo si produce. Abbiamo
trovato miniere in cui il materiale veniva scaldato
a 200 gradi, poi raffreddato con acqua, e infine asciugato
con aria calda prodotta con energia elettrica, e tutto
questo per 3 volte. Abbiamo trovato così tante
cose semplici e ovvie che però non erano ovvie
per gli operatori, perché lavoravano lì
da 30 anni e non erano capaci di guardare con occhi
nuovi.
Per esempio, in un impianto della L&G abbiamo trovato
macchinari che pompavano metano liquido a 165 gradi
sotto zero, in una zona torrida con temperature fino
a 54 gradi, eppure il suolo era coperto di asfalto e
cemento grigio scuro. Bastava ricoprirlo con sabbia
bianca per risparmiare uno o due miliardi di dollari
di raffreddamento. Ma nessuno ci aveva pensato semplicemente
perché aveva lavorato sempre su quello stesso
suolo di cemento e asfalto.
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