Nel 2007 l'Italia ha rivestito un ruolo fondamentale
nella ricerca internazionale che ha prtato il sequenziamento
del genoma della vita. Oggi un nuovo lavoro di genomica
ha svelato i segreti di uno dei vini più pregiati
d'Italia, l'Amarone della Valpolicella. Un gruppo di
ricercatori dell'Università di Verona, dell'Istituto
di Genomica Applicata di Udine e grazie al sostegno
della Fondazione Cariverona e di Orvit, ha sequenziato
per la prima volta il DNA di un vitigno autoctono italiano,
veneto per a precisione, dal quale si ottiene l'Amarone.
Il vitigno si chiama Corvina. Mario Pezzotti, coordinatore della ricerca presso
l'Università di Verona, ci fa capire qual è
l'importanza di questo studio.
Lo studio Si chiamano "next generation sequencing technologies",
sono le nuove tecnologie che stanno cambiando la mappatura
dei genomi nel mondo. Con questa nuova tecnica - che
oggi permette di sequenziare DNA in breve tempo e a
costi relativamente contenuti - il Centro di Genomica
Funzionale dell'Università di Verona è
riuscito, per la prima volta al mondo, a sequenziare
il primo vitigno autoctono: la Corvina, bacca simbolo
della produzione dell'Amarone. Una tappa fondamentale
per la scienza applicata alla vitivinicoltura, dopo
che nel 2007 lo stesso Ateneo di Verona aveva contribuito
a decodificare il genoma di PN 40024, un clone
del Pinot Nero, fondamentale per la ricerca scientifica
ma non coltivato. Ma questa scoperta apre a frontiere
ancora più accessibili. Grazie alla caratterizzazione
del trascrittoma - ovvero dell'insieme dei geni espressi
dalla pianta - sarà possibile ad esempio individuare
i tratti genetici responsabili delle caratteristiche
di qualità della bacca e di resistenza alle malattie.
Ma c'è di più: l'indagine permetterà
di definire le condizioni ottimali per la coltivazione
e la produzione di un'uva di qualità ancora superiore
attraverso il monitoraggio dell'attività del
genoma nella sua interazione con l'ambiente.
Nel dettaglio, la ricerca ha prodotto 59.2 milioni di
sequenze dal trascrittoma di bacche di Corvina prelevate
durante diverse fasi di maturazione, oltre a caratterizzare
in dettaglio il set di geni coinvolti in questo processo.
Il Centro è riuscito ad assemblare 479 geni fino
ad oggi sconosciuti alla comunità scientifica,
diversi dei quali mancanti nel genoma PN40024. Oltre
a ciò è stata individuata un'inserzione
che si è dimostrata essere un piccolo ma importante
segreto della Corvina: un gene che nel caso del Pinot
risulta inattivo ma che in questo caso è direttamente
coinvolto nella sintesi dei flavonoidi e di altre molecole
legate alle caratteristiche tipiche della Corvina. Una
conferma della formidabile peculiarità e complessità
dell'uva veronese durante il processo di maturazione.
Da qui risulta che il processo di appassimento - tipico
nella produzione dell'Amarone - non rappresenta una
fase passiva legata alla semplice disidratazione: in
questo stadio, infatti, si concentra un vivacissimo
processo biologico dove si attivano ben 415 geni che,
nel fronteggiare lo stress di appassimento, controllano
la produzione di metaboliti secondari e di aromi caratterizzanti
l'Amarone. Sono stati ad esempio identificati come geni
specifici dell'appassimento il gene della beta amirina
sintasi, che controlla nelle piante di liquirizia la
biosintesi della glicirizzina - sostanza aromatica dolcificante
- i geni strictosinidina sintasi e delta cadinene sintasi,
che codificano precursori di una vasta gamma di molecole,
sia aromatiche che di interesse farmaceutico. Inoltre
sono presenti geni relativi al metabolismo dei polifenoli
che portano alla sintesi del resveratrolo, composto
molto noto per le sue proprietà salutistiche.
Allarme genomica cinese
La Cina sta facendo incetta di genomi in giro per il
mondo. L'obiettivo è chiaro: decodificare il
genoma di un organismo significa comprenderne i segreti
più profondi, porre le basi per la ricerca applicata,
acquisire un vantaggio tecnologico e conoscitivo formidabile.
L'allarme sullo 'shopping scientifico' cinese arriva
dall'Università di Verona, che ha presentato
il genoma sequenziato del primo vitigno autoctono: la
Corvina, bacca tipica per la produzione di Amarone.
Secondo i due ricercatori del Centro di Genomica Funzionale
dell'Università di Verona, Massimo Delledonne
e Mario Pezzotti: "Il pericolo è reale e
andrà a incidere significativamente nei prossimi
anni sul nostro export agroalimentare. È necessario
- hanno proseguito i ricercatori - incrementare l'attività
di ricerca presso i nostri centri di eccellenza e successivamente
trovare le formule idonee per proteggere il DNA delle
nostre tipicità. Qui a Verona 3 anni fa abbiamo
contribuito per primi a sequenziare il genoma del Pinot
nero, oggi decifriamo per la prima volta un vitigno
autoctono - quello della Corvina - che presenta tratti
di unicità sorprendente. È necessario
che questo patrimonio rimanga in casa nostra".
Il Beijing Genomic Institute, principale centro
cinese di ricerca che conta oggi 500 ricercatori, ha
da poco annunciato di voler sequenziare 1000 genomi
(500 animali e 500 vegetali) nei prossimi due anni grazie
ad un finanziamento da 100 milioni di dollari. Ora l'Istituto,
che ha acquistato 130 sequenziatori di ultima generazione,
sta contattando ricercatori di tutto il mondo per stabilire
collaborazioni e decidere cosa sequenziare. Dopo aver
sequenziato il DNA del riso nel 2002, del melone a fine
2009 e quello del Panda poche settimane fa, il Beijing
Genomic Institute sta ora lavorando alla sequenziamento
del genoma dell'Orso polare e del Pinguino. Per l'Università
di Verona, il business sull'agroalimentare è
enorme, e una volta in possesso delle 'chiavi' della
vita delle nostre produzioni, individuato il microclima
ideale e adottato le nostre tecniche di produzione,
il passo verso la concorrenza diretta fatta con gli
stessi prodotti del made in Italy è breve.