a cura di Mariachiara Albicocco e Federico
Pedrocchi
Accendere e spegnere la luce, un gesto facile, che noi
compiamo decine di volte ogni giorno... pensate ora di far
luce utilizzando, anzichè una lampadina tradizionale,
un'alga. Sì, sì, proprio una varietà
di alga che, grazie ad un interruttore genetico, si accende
ed emette luce.
Qual è il meccanismo che permette questo fenomeno?
Lo chiediamo a Giovanni Giuliano dell'ENEA, Ente
per le Nuove Technologie L`Energia e l`ambiente presso il
centro di ricerca Casaccia a Roma.
La ricerca
Nei laboratori di Biotecnologie dellENEA (Ente
per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente) è
stata ottenuta una nuova varietà della microalga
Chlamydomonas,
che può illuminarsi e spegnersi grazie allaggiunta
di sali al mezzo di coltura.
I ricercatori dellENEA hanno trasferito in questa
alga di acqua dolce, che diversamente da altre alghe
marine non ha luminescenza propria, il gene della luciferasi,
che rende luminescente la Renilla (unalga
conosciuta come viola marina). Questo gene viene attivato
da una sorta di interruttore genetico (detto
promotore) ottenuto con laggiunta di un sale comune
al mezzo di coltura. Aggiungendo poi un secondo sale
antagonista, lalga si spegne, proprio
come un interruttore della luce. La quantità
di sali necessaria è bassissima, e quindi il
costo è compatibile con grossi impianti di coltura.
Queste microalghe convertono lenergia solare con
unefficienza molto più alta delle piante
terrestri e sono in grado di fissare la
CO2 proveniente dagli impianti industriali, contribuendo
ad una mitigazione delleffetto serra e producendo
biocombustibili innovativi: biodiesel e idrogeno.
Questa scoperta apre nuove prospettive nel campo delle
energie rinnovabili, ed in particolare per la produzione
di biocarburanti da microalghe coltivate su terreni
di scarso valore agricolo, senza ripercussioni sul mercato
dei prodotti alimentari.
I risultati del lavoro di ricerca sulle microalghe Chlamydomonas,
condotto dal Gruppo del prof. Giovanni Giuliano, sono
stati pubblicati da Plos
One, rivista open access della Public
Library of Science. La ricerca è finanziata del
Ministero per lUniversità e la Ricerca
nellambito del progetto Produzione Biologica
di Idrogeno.
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