I servizi e le interviste
di Moebius


Una storia di 7 giovani afgani



Dai monti dell'Afghanistan alle Alpi inseguendo il sogno di un lavoro normale, in un settore normale, in un luogo divenuto normale. È il viaggio che hanno compiuto sette giovani afgani venuti in Italia per un corso di perfezionamento per guide di trekking, nella speranza di poter un giorno condurre gruppi di turisti lungo i più impervi e spettacolari percorsi delle loro montagne.
Tutto è cominciato nel 2003 con il lancio di un piano per l'alpinismo ecocompatibile sostenuto in parte anche dalla Sigma Tau. In questo ambito, nel 2006 l'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente (IsIAO) ha dato vita al progetto Montagne per la Pace, condotto sotto l'egida dell'associazione ambientalista Mountain Wilderness e finanziato dalla Cooperazione Italiana allo Sviluppo.

Durante la missione Montagne per la Pace, sul versante afgano della catena Himalaiana dell'Hindu Kush si è svolto un corso di alpinismo, sotto la guida di Carlo Alberto Pinelli, documentarista scientifico, scalatore e fondatore di Mountain Wilderness Italia. I partecipanti erano diciassette ragazzi, fermamente convinti che si possa vivere conducendo i viaggiatori sulle montagne e preservandone la bellezza come guardia-parchi. E fra i diciassette, c'erano anche tre ragazze, giovanissime, tra i diciassette e i diciannove anni. Dopo il successo dello scorso anno il progetto si è fermato per qualche mese, per riprendere proprio questa estate 2007, permettendo ai sei allievi migliori dell'ultimo corso, e a un ragazzo inviato dalla fondazione Aga Khan, di venire in Italia.

Nel nostro Paese si fermeranno un mese, seguendo un corso di alpinismo sulle pendici del Monte Bianco e lezioni di formazione sulla gestione delle grandi aree protette presso il Parco del Gran Paradiso, con particolare attenzione ai problemi della fauna, anche dal punto di vista della profilassi veterinaria.
Incontriamo i sette ragazzi afgani a Roma. Sono allegri ed esausti per le ore di sonno perse nel lungo viaggio. Guardando i loro volti si capisce chiaramente che appartengono a gruppi etnici differenti. E infatti la principessa Soraya Malek, che vive a Roma e che in questo caso fa da interprete e da punto di riferimento per il gruppo, spiega che alcuni sono sunniti, altri sciiti, altri sempre sciiti ma appartenenti alla setta ismailita, fedeli cioè dell'Aga Khan.

Comunque sia, i sette sembrano perfettamente affiatati: parlano fittamente e scherzano fra di loro. Ci sono Siddiqa, Rahima e Zahra, le tre ragazze. C'è Fazil, il capogruppo, che vive a Kabul ed è quello che dall'aria più cittadina. E poi ci sono Amruddin, Gurg Ali e Afeyat Khan, che hanno quasi trent'anni e hanno vissuto già abbastanza per sposarsi, avere diversi figli, e per vedere molte fasi dell'infinita guerra afgana. Uno di loro ricorda di quando stava in montagna con il comandante Massud, stretto al proprio kalashnikov. Mentre lo racconta sorride, tra l'imbarazzato e l'indifferente, come se per quelli della sua generazione fosse stata una inevitabile corvee. Si vede bene che ora pensa ad altro: è concentrato a conquistarsi un futuro da guida alpina.

Ma come si forma un gruppo tanto eterogeneo? Le tre ragazze fanno tutte parte del Comitato Olimpico afgano: praticano la corsa e anche altre discipline, come il lancio del peso. Ed è stato il Comitato Olimpico a suggerire i loro nomi per la missione Montagne per la Pace.
I ragazzi invece sono entrati nel corso per vie diverse, soprattutto grazie a contatti con precedenti missioni alpinistiche di Carlo Alberto Pinelli, che non ha mai cessato di andare in Afganistan ed è stato uno degli ultimi occidentali a intervistare il comandante Massud, prima dell'attentato che lo uccise.

Alla domanda su come vedono il loro futuro nessuno ha dubbi: guide e organizzatori di trekking e guardia-parchi. "In fondo, se le nostre famiglie ci hanno permesso di venire fino a qui, e da sole, possiamo sperare che ci permettano anche di lavorare", dice Zahra. Mentre l'ascolta il viso determinato di Siddiqa si illumina. Forse lei è quella che ha più probabilità di farcela. Mi dicono che suo padre possiede un pugno di terre situate in montagna, ha una famiglia numerosissima ma è relativamente benestante rispetto alla media locale e la appoggia pienamente, sognando che la figlia possa un giorno diventare la prima guida di montagna donna dell'Afganistan. Il tono con cui Zahra ha detto "venire fino a qui" è stato l'unico indizio che ha lasciato trapelare un certo sconcerto per un viaggio che in poche ore ha portato il gruppo da remoti villaggi montani, alla devastazione di Kabul, all'inverosimile trionfo di luci dell'aeroporto di Dubai, con le sue piante lussureggianti e la fresca aria condizionata a pochi passi dal deserto, per finire su una elegante terrazza immersa nel silenzio torrido e un po' sonnacchioso dell'estate romana.

Viene da pensare che stiano provando uno shock culturale tremendo, ma di certo non lo fanno trapelare. Se gli si chiede cosa li ha colpiti maggiormente dell'Italia rispondono il verde, soprattutto quello visto dall'aereo: l'Afganistan è per lo più una terra arida. Le zone dove i giovani vorrebbero lavorare sono considerate molto sicure e lontane dai conflitti che lacerano il Paese, al punto che piccoli gruppi di turisti vi stanno già tornando. E c'è la speranza che diventino presto parchi protetti. Ma ci sono anche ostacoli di altro tipo, che le sette aspiranti guide spiegano con evidente apprensione alla loro interprete.

In Afganistan attualmente non esiste una federazione di guide di montagna e fino a che non sarà costituta la loro professionalità non potrà venire riconosciuta. Costituire una federazione può sembrare un piccolo passo per chi ha già vissuto o combattuto una guerra sanguinosa, è sopravvissuto e ha deciso di inventarsi un mestiere assolutamente inedito per i luoghi dove vive. Ma chi conosce le montagne sa bene che in una scalata nessun passo può essere dato per scontato, soprattutto nessuno degli ultimi, perché se non li si percorre tutti fino in fondo non si potrà dire di essere arrivati in vetta.

Barbara Gallavotti, agosto 2007


 

 

 

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