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Quando il virtuale è il solo reale


 
   
 

Molti importanti patrimoni del Museo Archeologico di Bagdad sono andati persi, distrutti in vari modi nella guerra iniziata nel febbraio del 2003. Un incendio, per esempio, ha distrutto gran parte delle schede relative ai reperti, ovvero la documentazione descrittiva dei singoli materiali esposti ed anche di quelli conservati nei depositi. Questo ha significato una grave perdita di dati sulla storia dei pezzi, sulla loro provenienza e sulle loro caratteristiche.
Ora un progetto italiano sta intervenendo sulla complessa e deteriorata situazione del museo iracheno, con varie attività.

Un intervento particolarmente interessante si chiama "Kima Labirišu", che tradotto significa "Come il suo originale". E' questo, infatti, il suo obiettivo: costruire un archivio multimediale di tavolette del periodo assiro, che risalgono a 4000 anni fa circa, sulle quali antichi scriba incisero parole in cuneiforme. Si tratta di una raccolta di 84 reperti, di proprietà di un collezionista italiano, sulla quale ha lavorato Paola Negri, assiriologa, impegnata nelle attività di conservazione del patrimonio storico artistico svolte dall'ENEA. In questo caso il progetto ha lo scopo di "restituire", seppur virtualmente, al Museo di Bagdad un patrimonio che, come è avvenuto in non pochi casi, fu portato fuori dal paese durante gli scavi archeologici compiuti nei periodi coloniali. .

Ascolta l'intervista a Paola Negri

Scarica il file audio in mp3

Paola Negri si sofferma anche su un'altra attività svolta dal gruppo dell'ENEA, ovvero un primo importante passo nella ricostruzione dell'archivio del museo andato distrutto, come si diceva, durante un incendio.

Abbiamo intervistato Sergio Petronilli, responsabile del Laboratorio Protocenter dell'ENEA, una struttura specializzata in questo campo.

GUARDIAMO INSIEME
Avviate l'audio dell'intervista e poi, ascoltandola, cliccate in successione le immagini che riportiamo qui sotto.

Ascolta l'intervista a Sergio Petronilli

Scarica il file audio in mp3


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Kima Labirišu

Qualche informazione sul progetto
Le tavolette sono state fotografate ad altissima definizione e quindi con una precisione nei dettagli che l'occhio umano non raggiunge. Non solo, queste tavolette presentano iscrizioni anche lungo i lati, che solo con una restituzione digitale si possono osservare con adeguata precisione. Si consideri, infine, che siamo in presenza di reperti fragili e di inestimabile valore, che certamente, anche per motivi di studio, non è possibile maneggiare. La conclusione, quindi, è che l'archivio virtuale è in realtà più preciso di quello reale. Questo è il dato più interessante delle tecnologie multimediali che oggi stanno emergendo

Moebius è andato sulla Luna!


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