Cambiamenti climatici: funzionano
i modelli previsionali?
A Napoli dal 13 al 15 dicembre 2007 si è tenuto il primo
forum sulla sostenibilità. Ne abbiamo parlato nella
puntata di
Moebius del 22 dicembre.
Stefano Tibaldi ci descrive il significato
di due grafici che, potremmo dire,tagliano la testa al toro,alle discussioni sulla capacità dei modelli che, oggi,
la ricerca sul clima utilizza per prevedere cosa accadrà
nei prossimi decenni.
GUARDIAMO INSIEME Ascolta
l'intervista a Stefano Tibaldi e contemporaneamente guarda
i grafici (qui sotto) che vengono citati durante l'intervento
radiofonico.
Tutti e due si basano sui dati delle temperature nell'arco di
100 anni, dal 1900 al 2000. La curva azzurra, nel primo grafico,
è quella del modello, ovvero è una curva che nasce
dai sistemi di previsione oggi usati dai climatologi per prevedere
i futuri andamenti. Però in questo caso il modello viene
usato verso il "passato". Il modello è basato
sui fattori naturali che influenzano le temperature dell'atmosfera,
ovvero le eruzioni vulcaniche e l'energia emessa dal Sole, energia
che non è sempre a stessa ma ha cicli di varia intensità.
La curva nera, invece,è quella delle temperature misurate
dagli osservatori.
Come si vede le due curve si seguono fino a circa il 1960 e poi
prendono a divergere. Come mai? Evidentemente ci sono dei fattori
che vanno oltre quelli naturali. Può essere che tali fattori
siano le attività umane?
Ebbene, nel secondo grafico la curva nera è
sempre la stessa, ma quella del modello, di colore rosse, si è
dotata di nuovi elementi. Non più solo vulcani e sole ma
anche i dati che provengono dalle attività umane. Come
si vede il modello segue molto bene la curva nera.
La conclusione è, dunque, che se un modello segue così
bene il passato allora andrà bene anche per prevedere il
futuro. E' veramente così? Una risposta netta non è
facile. Ricerche recenti, segnalate dal numero di Science
dell'11 gennaio 2008, mettono in evidenza che altri fattori possono
intervenire come sorgenti delle fluttuazioni nelle temeprature
della Terra. In particolare le variazioni in intensità
e orientamento del campo geomagnetico sembrano accoppiarsi perfettamente
con le variazioni, nell'ultimo secolo, delle temperature.
C'è ancora da lavorare, insomma, su questi modelli previsionali.